Da atleta ad escort, questa in sintesi la storia di Susy Hamilton, in arte Kelly Lundy, che dopo anni di successo sulle piste d’atletica ha ottenuto altrettanta fame (e molto più denaro) anche nell’attività di accompagnatrice. Susy/Kelly è infatti diventata una delle più famose escort d’America 8con una tariffa oraria di 600 dollari, il tutto nascondendo la sua vera identità fino ad un’inchiesta pubblicata dal sito ‘The Smoking Gun’, dopo la quale tutta la storia è diventata di pubblico dominio.
La donna, che giura di voler ora ridiventare una madre ed una moglie modello, non appare pentita della scelta fatta ed infatti se da un lato ha dichiarato: “Stavo attraversando un periodo molto difficile della mia vita quando ho cominciato l’attività di escort. È stata davvero una doppia vita. Non posso sottolineare abbastanza quanto mi dispiace per le persone che ho ferito con i miei comportamenti” ha anche aggiunto che: “Il lavoro di escort è qualcosa di eccitante, un’esperienza trasgressiva rispetto alla vita monotona di coppia”.
Tanta pubblicità ma anche tanta ipocrisia di un una società, come quella americana sospesa fra perbenismo di facciata ed emancipazione, una società che comunque non rispetta una libertà di agire di una persona fino a poco prima quasi ‘idolatrata’ per il suo impegno (assolutamente slegato dall’essere o meno una escort) a favore dei giovani e dell’importanza dello sport.
Orio al Serio è diventata una metà del turismo sessuale. Incredibile? Non proprio visto che in questo caso è l’escort ad arrivare in Italia e non viceversa. L’aeroporto bergamasco sfrutta infatti l’ubicazione particolarmente felice (non ultima la vicinanza con il Canton Ticino) e l’essere utilizzata dalle maggiori compagnie low cost. Ma in cosa consiste questo ‘pendolarismo’ sessuale? Semplicemente nell’arrivo di escort dall’est europa che dopo aver svolto la loro attività (massimo una settimana, più comunemente il week end) ritornano al loro paese in attesa di un’ulteriore appuntamento a domicilio.
Che una delle più note istituzioni russe come il Bolshoi fosse sede di intrighi, macchinazioni e quant’altro è cosa nota, solamente comprovata dalle recenti vicissitudini sfociate nell’aggressione al direttore artistico organizzata dal primo ballerino. Per questo non stupiscono minimamente le ultime dichiarazioni rilasciate da una ex prima ballerina del balletto russo